Maurizio Vanni

Maurizio Vanni

2017

La genesi della materia e la meccanica quantistica

Meggiato ha fatto dell’indipendenza, dell’intraprendenza, della sperimentazione, dello spirito di appartenenza, dell’introspezione, dell’indagine della natura, dello studio dei fenomeni simbolici, esoterici e socio-antropologici un mezzo per conoscere, per conoscersi e per mettere in condizione ogni persona di rileggere la natura attraverso processi cerebrali attivi e meditativi. Le sue opere sono, spesso, legate proprio ai pensieri di identità introspettive riviste in chiave contemporanea. In un momento dove il naturale può essere interpretato e indagato ad ogni latitudine e con qualunque strumento possibile, lo scultore ci invita a recuperare la consapevolezza del passato remoto, la forza delle nostre origini e di quelle energie primordiali che completano e distinguono l’individuo nell’era della globalizzazione. In ogni suo lavoro si percepisce un tentativo di unire gli opposti (luci e ombre, pieni e vuoti), di far dialogare strutture e cose apparentemente lontane tra di loro (materiali, strutture, cromie e forme), dove il soprannaturale potrebbe trasformarsi nel filo rosso che lega tutte le cose del mondo.

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2013

La libertà della materia

Gianfranco Meggiato è uno di quegli artisti che non potrebbe mai essere inserito in nessuna casella spazio-temporale della storia dell’arte o studiato attraverso comparazioni e riferimenti con altri artisti del passato. Lo scultore veneto decide razionalmente di fare l’artista assecondando una lucidissima predisposizione interiore e lo fa con la consapevolezza di dover scegliere il mezzo adatto al suo modo di vivere e intendere l’arte visiva, al suo essere creativo, fantasioso e artigiano, al suo considerarsi uomo della propria contemporaneità e artefice del proprio destino a prescindere dalla tecnica, dallo stile e dai materiali che decide di prendere utilizzare. Meggiato non è spaventato dal peso delle responsabilità e dalle sfide, ha sempre dimostrato attenzione e rispetto per le arti rinascimentali e, forse anche per questo, ha mantenuto un codice espressivo indipendente e riconoscibile nel tempo, ma mai uguale a se stesso. Nulla è lasciato al caso, ma al tempo stesso niente è prestabilito con bozzetti o disegni preparatori. Tutto ciò che sembra a “portata di occhio” si trasforma in un enigma da risolvere mentre tutto ciò che ci sembra contorto, criptico ed ermetico, magicamente si scompone di fronte ai nostri occhi a patto di concederci ai suoi lavori, di diventarne temporaneamente parte integrante e attiva.

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